Ciò che è Brahman non può essere descritto. Tutte le cose del mondo—i Veda, i Purana, i Tantra, i sei sistemi di filosofia—sono state contaminate, come cibo toccato dalla lingua, perché sono state lette o pronunciate dalla lingua. Solo una cosa non è stata contaminata in questo modo: Brahman. Nessuno è mai riuscito a dire che cos’è Brahman.
Il giusto discernimento è di due tipi: analitico e sintetico. Il primo conduce dai fenomeni all’Assoluto Brahman; con il secondo si conosce come l’Assoluto Brahman appaia come universo.
I rishi dell’antichità raggiunsero la Conoscenza del Brahman. Non si può averla finché resta anche la minima traccia di mondanità. Quanto faticarono quei rishi! All’alba si allontanavano dall’eremo e passavano l’intera giornata in solitudine, meditando sul Brahman. Di notte tornavano all’eremo e mangiavano un po’ di frutta o radici. Tennero la mente lontana dagli oggetti della vista, dell’udito, del tatto e da altre cose di natura mondana. Solo così realizzarono il Brahman come propria coscienza interiore.
Brahman è oltre mente e parola, oltre concentrazione e meditazione, oltre il conoscitore, il conosciuto e la conoscenza; oltre perfino l’idea del reale e dell’irreale. In breve: è oltre ogni relatività.
Persone diverse invocano [Dio] con nomi diversi: alcuni Allah, alcuni Dio, altri Krishna, Siva e Brahman. È come l’acqua di un lago. Alcuni la bevono in un luogo e la chiamano «jal», altri in un altro e la chiamano «pani», e altri ancora in un terzo luogo e la chiamano «water». Gli indù la chiamano «jal», i cristiani «water», i musulmani «pani». Ma è la stessa cosa.