Hai mai conosciuto cosa significhi dare il tuo pasto a un altro e rinunciare a te stesso? Ti dona una felicità che nessuna cena mangiata da te può darti. Hai mai conosciuto cosa significhi dare il tuo cappotto a un altro e farne a meno tu? Ti dona una gioia che la soddisfazione dei tuoi desideri non può darti.
La discriminazione tra bene e male è nell’anima dell’uomo. Ogni uomo può giudicarlo da sé, perché in ogni uomo c’è il senso dell’ammirazione per la bellezza. La felicità risiede soltanto nel pensare o fare ciò che si considera bello. Un tale atto diventa virtù o bontà.
Bisogna sempre pronunciare ogni parola con attenzione, e non dire ciò che non si desidera che accada. Coloro che non comprendono il valore del suggerimento seguono il proprio destino con una frusta in mano; e quelli che ne comprendono il valore controllano la parola e la usano nel modo giusto: per loro è beatitudine e sono anche fonte di felicità per gli altri.
Il nostro spirito è la parte reale di noi; il corpo è solo il suo abito. Un uomo non troverebbe pace dal sarto perché il suo cappotto viene da lì; allo stesso modo lo spirito non può ottenere vera felicità dalla terra solo perché il suo corpo appartiene alla terra.
L’umanità è interdipendente e la felicità di ciascuno dipende dalla felicità di tutti; ed è questa la lezione che l’umanità deve imparare oggi, come prima e come ultima lezione.
La felicità di questo mondo è qualcosa che non possiamo trattenere; è come l’orizzonte: più ti avvicini, più si allontana. Appena la ottieni, ti accorgi che non era la cosa che desideravi.