Ramakrishna Citazioni sulla Conoscenza
Finché non diventi semplice come un bambino, non ottieni l’illuminazione divina. Dimentica tutta la conoscenza mondana che hai acquisito e diventa come un bambino: allora otterrai la saggezza divina.
L’uomo comune, nella sua ignoranza, dice: «La mia religione è l’unica religione, la mia religione è la migliore». Ma quando il suo cuore è illuminato dalla vera conoscenza, sa che al di sopra di tutte le battaglie tra sette e settari presiede una sola Benedizione: indivisibile, eterna e onnipresente.
Come una corda, quando viene bruciata, conserva la sua forma ma non può più servire a legare, così è l’ego: bruciato dal fuoco della Conoscenza suprema.
Quando una pentola non ancora cotta si rompe, il vasaio può usare l’argilla per farne una nuova; ma quando una pentola già cotta si rompe, non può fare lo stesso. Così, quando una persona muore in uno stato d’ignoranza, rinasce; ma quando diventa ben cotta nel fuoco della vera conoscenza e muore come un uomo perfetto, non rinasce.
Non si può raggiungere la conoscenza divina finché non si elimina l’orgoglio. L’acqua non resta sulla cima di un tumulo; ma scorre nelle terre basse a fiotti da ogni lato.
Meditare la Conoscenza e la Beatitudine Eterna, e avrai anche beatitudine. La Beatitudine, infatti, è eterna; solo che è coperta e oscurata dall’ignoranza. Più diminuisce il tuo attaccamento ai sensi, più cresce il tuo amore verso Dio.
La saggezza conduce all’unità, l’ignoranza alla separazione. Finché Dio sembra essere fuori e lontano, c’è ignoranza. Ma quando Dio è realizzato dentro, allora è vera conoscenza.
La via dell’amore è vera quanto la via della conoscenza. Tutti i sentieri, in ultima analisi, conducono alla medesima Verità. Ma finché Dio mantiene in noi il sentimento dell’ego, è più facile seguire la via dell’amore.
I rishi dell’antichità raggiunsero la Conoscenza del Brahman. Non si può averla finché resta anche la minima traccia di mondanità. Quanto faticarono quei rishi! All’alba si allontanavano dall’eremo e passavano l’intera giornata in solitudine, meditando sul Brahman. Di notte tornavano all’eremo e mangiavano un po’ di frutta o radici. Tennero la mente lontana dagli oggetti della vista, dell’udito, del tatto e da altre cose di natura mondana. Solo così realizzarono il Brahman come propria coscienza interiore.
Quella conoscenza che purifica soltanto mente e cuore è la vera Conoscenza; il resto è solo una negazione della Conoscenza.
Non avere una mente meschina. Non pregare Dio per zucche e zucchette quando dovresti chiedere amore puro e conoscenza pura che sorgano dentro ogni cuore.
Brahman è oltre mente e parola, oltre concentrazione e meditazione, oltre il conoscitore, il conosciuto e la conoscenza; oltre perfino l’idea del reale e dell’irreale. In breve: è oltre ogni relatività.
Molte persone pensano di non poter avere conoscenza o comprensione di Dio senza leggere libri. Ma ascoltare è meglio che leggere, e vedere è meglio che ascoltare. Sentire parlare di Benares è diverso dal leggerne; ma vedere Benares è diverso sia dall’ascoltare sia dal leggere.
La conoscenza conduce all’unità, l’ignoranza alla diversità.
Solo due tipi di persone possono raggiungere la conoscenza di sé: coloro che non sono affatto appesantiti dall’apprendimento, cioè le cui menti non sono sovraccariche di pensieri presi in prestito da altri; e coloro che, dopo aver studiato tutti i testi sacri e tutte le scienze, sono giunti a realizzare che non sanno nulla.
Se prima ti fortifichi con la vera conoscenza del Sé Universale, e poi vivi in mezzo a ricchezze e mondanità, certamente non ne sarai in alcun modo influenzato.
