Dove io sono, la morte non c’è; dove c’è la morte, io non sono.
Perché hai paura della morte? Dove sei tu, la morte non c’è. Dove c’è la morte, tu non ci sei. Di che cosa hai paura?
Gli uomini sono così poco pensanti, anzi così folli, che alcuni, per paura della morte, si costringono a morire.
La morte non è nulla per noi, perché quando siamo, la morte non è venuta; e quando la morte è venuta, noi non siamo.
Se la morte non ti causa dolore quando sei morto, è stolto permettere che la paura della morte ti faccia soffrire ora.
La morte non è nulla per noi: ciò che si dissolve non ha sensazione; e ciò che manca di sensazione non è nulla per noi.
La morte, il più temuto di tutti i mali, perciò non ci riguarda: finché esistiamo la morte non è presente, e quando la morte è presente noi non esistiamo più.
Qualunque cosa, quando è presente, non causa fastidio, causa soltanto un dolore senza fondamento nell’attesa. Perciò la morte, il più terribile di tutti i mali, non è nulla per noi: quando siamo, la morte non è arrivata; e quando la morte arriva, noi non siamo. Non è nulla dunque né per i vivi né per i morti: per i vivi non è, e i morti non esistono più.
Non c’è nulla di terribile nella vita per l’uomo che comprende che non c’è nulla di terribile nella morte.
Ciò che gli uomini temono non è la morte come annientamento, ma il fatto che essa non sia.
L’uomo saggio non respinge la vita né teme la morte... proprio come non sceglie necessariamente la maggior quantità di cibo, ma piuttosto il cibo più piacevole, così preferisce non il tempo più lungo, ma quello più piacevole.
Non temere Dio, non preoccuparti della morte; ciò che è buono è facile da ottenere, e ciò che è terribile è facile da sopportare.
La morte è senza senso per i vivi, perché stanno vivendo; e senza senso per i morti... perché sono morti.
Non c’è nulla da temere dagli dèi; non c’è nulla da provare nella morte. Il bene si può ottenere, il male si può sopportare.
Così la morte, il più terribile di tutti i mali, non è nulla per noi: finché esistiamo, la morte non è con noi; ma quando arriva la morte, allora noi non esistiamo. Non riguarda né i vivi né i morti: per i primi non è, e per i secondi non c’è più.
La morte non è nulla per noi: dopo che i nostri corpi sono stati dissolti dalla morte, essi non hanno sensazione, e ciò che manca di sensazione non è nulla per noi. E dunque una giusta comprensione della morte rende la mortalità piacevole, non perché aggiunga un tempo infinito, ma perché toglie la brama dell’immortalità.
Perché dovrei temere la morte? Se io sono, la morte non è. Se la morte è, io non sono. Perché dovrei temere ciò che può esistere soltanto quando io non ci sono?
Contro altre cose si può ottenere sicurezza, ma quando si tratta della morte, noi esseri umani viviamo tutti in una città senza mura.
Abituati a credere che la morte non sia nulla per noi, perché il bene e il male implicano consapevolezza, e la morte è la privazione di ogni consapevolezza; dunque una giusta comprensione del fatto che la morte non è nulla per noi rende piacevole la mortalità della vita, non aggiungendo alla vita un tempo illimitato, ma togliendo il desiderio dell’immortalità. La vita non ha terrore; per coloro che comprendono davvero che per loro non ci sono terrori nel cessare di vivere.
La morte non ci riguarda, perché finché esistiamo la morte non è qui. E quando arriva, noi non esistiamo più.
È possibile garantirsi contro altri mali, ma per quanto riguarda la morte, noi uomini viviamo in una città senza mura.