Da più di tre decenni ti aspetto per tornare da me. … Te ne sei andato e sei scomparso nelle onde tumultuose della vita oltre la morte. La bacchetta magica del tuo karma ti ha toccato, e te ne sei andato! Anche se non vedevi più me, io non ho mai smesso di vederti! Ti ho inseguito sul mare astrale luminoso, dove navigano gli angeli gloriosi. Attraverso tenebra, tempesta, sconvolgimento e luce ti ho seguito, come un uccello madre che custodisce i suoi piccoli. Mentre vivevi il tuo periodo umano nel grembo e poi ne uscivi come un bambino, il mio sguardo era sempre su di te.
Anche una piccola pratica di questo dharma (rito religioso o azione giusta) ti salverà da una grande paura («mahato bhayat»)—le sofferenze colossali insite nei cicli ripetuti di nascita e morte.
Il Jivatman, dimorante in questo corpo, attraversa l’infanzia, la giovinezza e la vecchiaia e poi, con la stessa facilità, passa in un altro corpo attraverso la porta della morte; perciò i saggi non sono ingannati dal fenomeno della morte.