L’idea di ricompensa e punizione nasce anche da questa legge. Qualunque cosa seminiamo, dobbiamo raccoglierla. Non può essere altrimenti. [...] Se una persona passa tutta la vita pensando al male e facendo il male, allora per lei è inutile cercare felicità nell’aldilà; perché il nostro aldilà non è questione di caso, ma segue come reazione dell’azione presente. [...] Tuttavia non dobbiamo mai perdere di vista che tutte queste idee di ricompensa e punizione esistono nel regno della relatività o della finitezza. Nessuna anima può mai essere condannata eternamente a causa di azioni malvagie finite; perché causa ed effetto devono sempre essere uguali. Così possiamo vedere, con il nostro buon senso, che la teoria della perdizione eterna e del paradiso eterno è impossibile e illogica, poiché nessuna azione finita può produrre un risultato infinito. Dunque, secondo il Vedanta, lo scopo dell’umanità non è né il piacere né il dolore temporanei, ma la Mukti, la libertà assoluta; e ogni anima avanza consapevolmente o inconsapevolmente verso questo scopo attraverso le varie esperienze di vita e di morte.
La nostra mente deve meditare su qualche oggetto. Secondo ciò che pensa, un uomo può creare un’atmosfera di splendore, di esuberanza, di leggerezza; e questo porta gioia. Oppure può portarsi dietro la foschia. È una questione di abitudine del pensiero. Dobbiamo costruire la nostra vita con i nostri pensieri. Ci sono molti modi per farlo. L’arte, la musica, persino il lavoro manuale possono maturare l’anima.
Chi percepisce il Sé ovunque non si ritrae davanti a nulla, perché attraverso la sua coscienza più alta si sente unito a tutta la vita. Quando un uomo vede Dio in tutti gli esseri e tutti gli esseri in Dio, e anche Dio dimorare nella sua stessa Anima, come potrebbe odiare qualsiasi creatura vivente? Dolore e illusione poggiano sulla credenza nella diversità, che conduce alla competizione e a ogni forma di egoismo. Con la realizzazione dell’unità, il senso della diversità svanisce e la causa della miseria viene rimossa.
Gli indù non attribuiscono a una Provvidenza invisibile tutte le sofferenze di questo mondo, ma le spiegano attraverso la legge naturale di causa ed effetto. Se un uomo nasce fortunato o infelice, deve esserci una ragione; e se quindi non possiamo trovarne la causa in questa vita, essa deve essere accaduta in un’esistenza precedente, poiché nessun effetto è possibile senza una causa. Ogni bene che ci giunge è ciò che abbiamo meritato con il nostro stesso sforzo; e ogni male che c’è è il risultato dei nostri errori passati. Inoltre, poiché il nostro presente è stato modellato dal passato, così il nostro futuro sarà plasmato dal presente.
Ci sono cose che hanno attributi universali, come la musica. Da esse viene trasmesso qualcosa di di maggiore grandezza. Ci collegano al deposito universale di vita e conoscenza.