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Citazioni sul Dio da Swami Paramananda

  • L’aldilà non brilla per chi manca del potere di discernere e si lascia facilmente trascinare dal fascino degli oggetti fugaci. Come i bambini sono tentati dai giocattoli, così sono tentati dal piacere, dal potere, dal nome e dalla fama. Per loro queste sembrano essere le uniche realtà. Così, attaccati alle cose corruttibili, cadono molte volte sotto il dominio della morte. C’è una parte di noi che deve morire; c’è un’altra parte che non muore mai. Quando un uomo riesce a identificarsi con la sua natura immortale, che è una cosa sola con Dio, allora vince la morte.
  • I Saggi diedero al Supremo il nome A-U-M, che sta come radice di tutto il linguaggio. La prima lettera «A» è il suono-madre, il suono naturale pronunciato da ogni creatura quando la gola è aperta, e nessun suono può essere fatto senza aprire la gola. L’ultima lettera «M», pronunciata chiudendo le labbra, pone fine a ogni articolazione. Come si porta il suono dalla gola alle labbra, esso passa attraverso il suono «U». Questi tre suoni coprono dunque tutto il campo dei suoni articolati possibili. La loro combinazione è chiamata Akshara, la parola imperitura, il Suono-Brahman o Parola di Dio, perché è il nome più universale che si possa dare al Supremo.
  • Chi percepisce il Sé ovunque non si ritrae davanti a nulla, perché attraverso la sua coscienza più alta si sente unito a tutta la vita. Quando un uomo vede Dio in tutti gli esseri e tutti gli esseri in Dio, e anche Dio dimorare nella sua stessa Anima, come potrebbe odiare qualsiasi creatura vivente? Dolore e illusione poggiano sulla credenza nella diversità, che conduce alla competizione e a ogni forma di egoismo. Con la realizzazione dell’unità, il senso della diversità svanisce e la causa della miseria viene rimossa.
  • Chi è meglio capace di conoscere Dio di me stesso, dal momento che Lui dimora nel mio cuore ed è l’essenza stessa del mio essere? Questo dovrebbe essere l’atteggiamento di chi cerca.