Se esiste una ferita e noi la grattiamo ripetutamente, la ferita diventerà più grande, così come il nostro soffrire.
Viviamo in un corpo che è come una casa in cui possiamo vivere durante una sola vita. Alcuni amano il corpo e vi si attaccano. Alcuni considerano il corpo come tutto; e alcuni perfino pensano: “Io sono il corpo”. Alcune persone potrebbero non amare o non gradire il proprio corpo. Senza dubbio ci si può chiedere perché così tante persone non piacciano al proprio corpo, visto che l’hanno scelto. La loro sofferenza è il risultato della loro stessa ignoranza. In verità, ogni sofferenza deriva dall’ignoranza. “Non mi piace questo corpo; voglio cambiarlo. Non sembro bene; sono brutto.”
Dopo la realizzazione, se un jnani prenda un altro corpo dipende da lui/lei, perché non ha più karma residuo. Prima, però, i cercatori devono decidere se desiderano la realizzazione. Poi devono chiedersi perché la vogliono. Realizzazione significa essere liberi. Liberi da che cosa? Liberi da ogni sofferenza: duhkha nivritti. Se qualcuno è libero da ogni sofferenza, cosa accade? Beatitudine eterna. Se l’obiettivo è raggiungere la beatitudine eterna essendo liberi dalla sofferenza, che il realizzato ritorni o no, se è nello stato di beatitudine, importa se resta o se se ne va?
Quanto a lungo vogliamo continuare questa commedia, questo gioco del karma, questo gioco di emozioni, rabbia, gelosia, paura, frustrazione e preoccupazione? Scegliamo noi se continuare ancora un po’. Gurudev amava usare l’espressione: “Il mondo è il gioco del bacio e dello schiaffo”. Questo mondo è pieno di sofferenza, ma di poco piacere. Un po’ di dolcezza, molta amarezza. Gurudev lo chiamava “una compressa amara zuccherata”.