È pensoso colui la cui mente è guidata dalla volontà, la cui mente realizza le intenzioni, la cui mente è sotto il controllo dell’intenzione… Non finché una persona non abbia conquistato la padronanza della mente, non finché non sia al di sopra di questa attività, essa non diventa una forza reggente, una persona vera.
Le persone che non hanno mai avuto un ideale possono sperare di trovarne uno; stanno meglio di coloro che permettono alle circostanze della vita di spezzare il proprio ideale. Scendere al di sotto del proprio ideale significa perdere la rotta nella vita; allora la confusione sale nella mente e quella luce che si dovrebbe tenere alta viene coperta e oscurata, così da non poter brillare per illuminare il cammino.
Prima di fare pace, la guerra è necessaria, e quella guerra va combattuta con noi stessi. Il nostro peggior nemico è il nostro sé: i nostri difetti, le nostre debolezze, i nostri limiti. E la nostra mente è un traditore! Che cosa fa? Copre i nostri difetti perfino davanti ai nostri stessi occhi e ci indica la ragione di tutte le nostre difficoltà: gli altri! Così ci inganna continuamente, tenendoci ignari del vero nemico, e ci spinge a combattere quegli altri, mostrandoceli come nemici.
La preghiera dal profondo e la preghiera dalla superficie sono due preghiere. Una può pronunciare ciò che Cristo ha chiamato “ripetizioni vane”, ripetendo soltanto la preghiera; non si fissa la mente sul significato della preghiera. Se la profondità del cuore ha ascoltato la preghiera, Dio l’ha ascoltata.
Quando le persone vennero da Cristo accusando qualcuno di fare il male, il Maestro non riuscì a pensare ad altro che al perdono. Perché non vedeva nell’autore del torto ciò che gli altri vedevano. Distinguere tra giusto e sbagliato non è il lavoro di una mente ordinaria, e la cosa curiosa è che più una persona è ignorante, più è pronta a farlo.
Ogni passione, ogni emozione, ha il suo effetto sulla mente. Ogni cambiamento della mente, anche minimo, ha il suo effetto sul corpo.
Ciò che ci attrae verso la musica è che tutto il nostro essere è musica: la mente e il corpo, la natura in cui viviamo, la natura che ci ha fatto, tutto ciò che sta sotto e intorno a noi—è tutto musica.
L’esistenza della malattia nel corpo può senza dubbio essere chiamata l’ombra della vera malattia che l’uomo porta nella mente.
Ogni mente ha il suo particolare metro di bene e male, di giusto e sbagliato. Questo metro nasce da ciò che si è sperimentato nella vita, da ciò che si è visto o udito; dipende anche dalla propria fede in una certa religione, dalla nascita in una certa nazione e dall’origine in una certa razza. Ma ciò che davvero si può chiamare bene o male, giusto o sbagliato, è ciò che dà conforto alla mente e ciò che le causa disagio. Non è vero—anche se sembra—che sia il disagio a causare il fare il male. In realtà è il fare il male a causare disagio, ed è il fare il bene a dare conforto.
La padronanza non consiste soltanto nel quietare la mente, ma nel dirigerla verso qualunque punto desideriamo; nel permetterle di essere attiva fin dove vogliamo; nel usarla per compiere il nostro scopo; e nel farla quieta quando vogliamo quietarla. Chi giunge a questo ha creato il proprio cielo dentro di sé; non ha bisogno di aspettare un cielo nell’aldilà, perché lo ha prodotto ora, nella propria mente.